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Sanità -

   

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Laboratori in rete: non bastano buone intenzioni

 
Vincenzo D'Anna*
 

Un vecchio adagio asserisce che di buone intenzioni è lastricato l'inferno.Tale affermazione sembra essere particolarmente idonea a descrivere l'attuale contesto della Sanità in Campania, ed i tardivi propositi di revisione degli assetti organizzativi del servizi sanitari.
L'Assessore Mario Santangelo, incurante del provvedimento di Commissariamento della Sanità in Campania, continua a rilasciare interviste per esprimere i propositi attraverso i quali intende approntare la riorganizzazione dell'intera offerta sanitaria, a partire dalla radicale riorganizzazione della rete delle strutture ambulatoriali pubbliche e private. Accordata la buona fede e ritenuti sinceri i propositi dell'Assessore occorre dire che il tempo a disposizione e gli strumenti operativi sono molto scarsi ma ciononostante nessuno può sottrarsi al dovere di contribuire, in termini di idee e di proposte, alla realizzazione del cambiamento auspicato.
Occorre, innanzitutto, ribadire che le strutture ambulatoriali private accreditate della Campania sopportano il peso di requisiti organizzativi, strutturali, strumentali e di personale più onerosi di quelli richiesti alle analoghe strutture operanti nella altre Regioni di Italia.


LE NORME REGIONALI

La Campania ha per tempo e con largo anticipo preteso dalle strutture private di allinearsi alla normativa nazionale sui requisiti minimi (Dpr. del 14 gennaio del 1997) ed alla normativa regionale sugli ulteriori requisiti per l'accreditamento, pur in presenza di tariffe di remunerazione delle prestazioni ferme da oltre un decennio.
Tali norme paramentrano la complessità strutturale strumentale e di personale di ogni singola struttura al numero di prestazioni eseguite annualmente da ciascun laboratorio. Se, dunque, la riorganizzazione delle rete tende a conseguire economie di scala tali da determinare accorpamenti tra piccole strutture pubbliche o private che siano, l'impossibilità di ridurre il personale rende vana ogni ipotesi di razionalizzazione. Pertanto, non appare improprio rivendicare, in primis, la perfetta parificazione del ruolo e della funzione tra sanità pubblica a gestione statale e sanità pubblica a gestione privata ed è del tutto coerente richiedere che il principio di equiordinazione giuridica tra pubblico e privato sia posto alla base di ogni ipotesi di lavoro che si accinga a riorganizzare la rete dell'offerta di prestazioni specialistiche. Identiche tipologie organizzative dovrebbero garantire identici standard di qualità delle prestazioni erogate ed identici sistemi di remunerazione a tariffa delle prestazioni medesime in un contesto ove l'Ente Regione sia terzo pagatore e svolga, oppure faccia svolgere da appositi advisor, il ruolo di verifica e di controllo sia della qualità che dei costi sostenuti in ogni ambito del sistema sanitario.


NIENTE LISTE DI ATTESA

Aggiungo che, allo stato, le strutture private accreditate garantiscono l'assenza di qualsivoglia lista di attesa ed il reale esercizio da parte dell'utente del principio di libera scelta e di fruizione delle prestazioni sanitarie.
Ogni ipotesi di riforma e di riorganizzazione della rete non può né deve prescindere dalla rilevazione dell'efficienza e della produttività, dalla rilevazione dei costi ai fini del contenimento e della razionalizzazione della spesa.
Ogni deroga, soprattutto in nome e per conto della difesa d'ufficio che strutture statali (Aziende sanitarie) fanno di altre strutture statali (ambulatori o ospedali pubblici), assume il sapore stantio e tristemente noto delle operazioni politico-clientelari che hanno fatto ampio scempio sia delle risorse economiche disponibili che delle ipotesi di rinnovamento del sistema sanitario.


SOGLIA DI EFFICIENZA

I laboratori di analisi della Campania affronteranno per primi la riorganizzazione della rete, essendo quest'ultima espressamente prevista dal Piano di rientro dal debito e dagli obblighi imposti al commissario ad acta.
La determinazione della soglia minima di efficienza delle strutture, introdotta dalla Legge 6 Agosto 2008 n. 133, sarà l'elemento discriminante per stabilire quali debbano essere le strutture di laboratorio che, al di sotto della soglia stessa, saranno costrette ad associarsi in consorzi o associazioni temporanee di impresa.
Certo occorrerà limare le ridondanze tuttora presenti sul territorio regionale ed in particolare in alcuni ambiti metropolitani ove appare certamente eccessiva la presenza sia delle strutture pubbliche sia di quelle private. Ciò nonostante occorrerà evitare il vecchio pregiudizio che induce nell'errore di ritenere che l'elevato numero di strutture presenti sul territorio, ovvero l'eccessiva offerta, costituisca di per se stesso un motivo di maggiore spesa sanitaria.
E' bene chiarire che il governo della spesa nasce dal governo della domanda di prestazioni sanitarie e non tanto dall'offerta delle stesse e che i tetti di spesa, ovvero i limiti imposti al versante privato, rendano la spesa del tutto autonoma dal numero delle strutture erogatrici di prestazioni sanitarie.
Pertanto, per indicare una soglia di efficienza che limiti il numero di strutture, occorre valutare il reale fabbisogno di strutture con l'uso di indici demografici e di parametri oggettivi identici su tutto il territorio regionale, evitando ogni potere discrezionale e, quindi, ogni particolare abuso.


UN MODELLO CHE FUNZIONA

Smantellare l'attuale rete che copre capillarmente il territorio regionale per puro pregiudizio e per la sola volontà di ridurre il numero di strutture è un errore da non commettere.
Occorre, invece, ragionare in termini di efficienza del servizio e di accessibilità alle prestazioni di laboratorio in una Regione molto variegata per ambiti orografici e demografici. Le ipotesi consortili, da attuarsi per le strutture al di sotto della soglia minima di efficienza, devono rappresentare una opportunità che consenta alle piccole strutture con modesta capacità di erogazione delle prestazioni di centralizzare la produzione abbattendo i costi ed implementando la qualità e la varietà delle prestazioni erogate. A tal fine è opportuno immaginare adeguate forme di incentivo economico a fronte della soppressione di strutture che, comunque, hanno ottemperato ai requisiti richiesti dalla Regione sostenendo, ciascuna per la propria parte, spese ed oneri di investimento e di mantenimento dei requisiti. Dal confronto dei modelli organizzativi e dalla corretta analisi di tutti i fattori incidenti e connessi alla riorganizzazione della rete potrà scaturire una proposta che può diventare sintesi condivisa tra la politica che governa i processi e le associazioni di categoria che rappresentano gli interessi diffusi di una sanità che ha necessità di riconquistare efficienza, produttività e soprattutto credibilità.

* presidente di FederLab Italia
 


del 27-10-2009 num. 200 - pag. 21