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Un vecchio adagio asserisce che
di buone intenzioni è lastricato
l'inferno.Tale affermazione
sembra essere
particolarmente idonea a
descrivere l'attuale contesto
della Sanità in Campania, ed i
tardivi propositi di revisione
degli assetti organizzativi del
servizi sanitari.
L'Assessore Mario Santangelo,
incurante del provvedimento di
Commissariamento della Sanità in
Campania, continua a rilasciare
interviste per esprimere i
propositi attraverso i quali
intende approntare la
riorganizzazione dell'intera
offerta sanitaria, a partire
dalla radicale riorganizzazione
della rete delle strutture
ambulatoriali pubbliche e
private. Accordata la buona fede
e ritenuti sinceri i propositi
dell'Assessore occorre dire che
il tempo a disposizione e gli
strumenti operativi sono molto
scarsi ma ciononostante nessuno
può sottrarsi al dovere di
contribuire, in termini di idee
e di proposte, alla
realizzazione del cambiamento
auspicato.
Occorre, innanzitutto, ribadire
che le strutture ambulatoriali
private accreditate della
Campania sopportano il peso di
requisiti organizzativi,
strutturali, strumentali e di
personale più onerosi di quelli
richiesti alle analoghe
strutture operanti nella altre
Regioni di Italia.
LE NORME REGIONALI
La Campania ha per tempo e con
largo anticipo preteso dalle
strutture private di allinearsi
alla normativa nazionale sui
requisiti minimi (Dpr. del 14
gennaio del 1997) ed alla
normativa regionale sugli
ulteriori requisiti per
l'accreditamento, pur in
presenza di tariffe di
remunerazione delle prestazioni
ferme da oltre un decennio.
Tali norme paramentrano la
complessità strutturale
strumentale e di personale di
ogni singola struttura al numero
di prestazioni eseguite
annualmente da ciascun
laboratorio. Se, dunque, la
riorganizzazione delle rete
tende a conseguire economie di
scala tali da determinare
accorpamenti tra piccole
strutture pubbliche o private
che siano, l'impossibilità di
ridurre il personale rende vana
ogni ipotesi di
razionalizzazione. Pertanto, non
appare improprio rivendicare, in
primis, la perfetta
parificazione del ruolo e della
funzione tra sanità pubblica a
gestione statale e sanità
pubblica a gestione privata ed è
del tutto coerente richiedere
che il principio di
equiordinazione giuridica tra
pubblico e privato sia posto
alla base di ogni ipotesi di
lavoro che si accinga a
riorganizzare la rete
dell'offerta di prestazioni
specialistiche. Identiche
tipologie organizzative
dovrebbero garantire identici
standard di qualità delle
prestazioni erogate ed identici
sistemi di remunerazione a
tariffa delle prestazioni
medesime in un contesto ove
l'Ente Regione sia terzo
pagatore e svolga, oppure faccia
svolgere da appositi advisor, il
ruolo di verifica e di controllo
sia della qualità che dei costi
sostenuti in ogni ambito del
sistema sanitario.
NIENTE LISTE DI ATTESA
Aggiungo che, allo stato, le
strutture private accreditate
garantiscono l'assenza di
qualsivoglia lista di attesa ed
il reale esercizio da parte
dell'utente del principio di
libera scelta e di fruizione
delle prestazioni sanitarie.
Ogni ipotesi di riforma e di
riorganizzazione della rete non
può né deve prescindere dalla
rilevazione dell'efficienza e
della produttività, dalla
rilevazione dei costi ai fini
del contenimento e della
razionalizzazione della spesa.
Ogni deroga, soprattutto in nome
e per conto della difesa
d'ufficio che strutture statali
(Aziende sanitarie) fanno di
altre strutture statali
(ambulatori o ospedali
pubblici), assume il sapore
stantio e tristemente noto delle
operazioni politico-clientelari
che hanno fatto ampio scempio
sia delle risorse economiche
disponibili che delle ipotesi di
rinnovamento del sistema
sanitario.
SOGLIA DI EFFICIENZA
I laboratori di analisi della
Campania affronteranno per primi
la riorganizzazione della rete,
essendo quest'ultima
espressamente prevista dal Piano
di rientro dal debito e dagli
obblighi imposti al commissario
ad acta.
La determinazione della soglia
minima di efficienza delle
strutture, introdotta dalla
Legge 6 Agosto 2008 n. 133, sarà
l'elemento discriminante per
stabilire quali debbano essere
le strutture di laboratorio che,
al di sotto della soglia stessa,
saranno costrette ad associarsi
in consorzi o associazioni
temporanee di impresa.
Certo occorrerà limare le
ridondanze tuttora presenti sul
territorio regionale ed in
particolare in alcuni ambiti
metropolitani ove appare
certamente eccessiva la presenza
sia delle strutture pubbliche
sia di quelle private. Ciò
nonostante occorrerà evitare il
vecchio pregiudizio che induce
nell'errore di ritenere che
l'elevato numero di strutture
presenti sul territorio, ovvero
l'eccessiva offerta, costituisca
di per se stesso un motivo di
maggiore spesa sanitaria.
E' bene chiarire che il governo
della spesa nasce dal governo
della domanda di prestazioni
sanitarie e non tanto
dall'offerta delle stesse e che
i tetti di spesa, ovvero i
limiti imposti al versante
privato, rendano la spesa del
tutto autonoma dal numero delle
strutture erogatrici di
prestazioni sanitarie.
Pertanto, per indicare una
soglia di efficienza che limiti
il numero di strutture, occorre
valutare il reale fabbisogno di
strutture con l'uso di indici
demografici e di parametri
oggettivi identici su tutto il
territorio regionale, evitando
ogni potere discrezionale e,
quindi, ogni particolare abuso.
UN MODELLO CHE FUNZIONA
Smantellare l'attuale rete che
copre capillarmente il
territorio regionale per puro
pregiudizio e per la sola
volontà di ridurre il numero di
strutture è un errore da non
commettere.
Occorre, invece, ragionare in
termini di efficienza del
servizio e di accessibilità alle
prestazioni di laboratorio in
una Regione molto variegata per
ambiti orografici e demografici.
Le ipotesi consortili, da
attuarsi per le strutture al di
sotto della soglia minima di
efficienza, devono rappresentare
una opportunità che consenta
alle piccole strutture con
modesta capacità di erogazione
delle prestazioni di
centralizzare la produzione
abbattendo i costi ed
implementando la qualità e la
varietà delle prestazioni
erogate. A tal fine è opportuno
immaginare adeguate forme di
incentivo economico a fronte
della soppressione di strutture
che, comunque, hanno ottemperato
ai requisiti richiesti dalla
Regione sostenendo, ciascuna per
la propria parte, spese ed oneri
di investimento e di
mantenimento dei requisiti. Dal
confronto dei modelli
organizzativi e dalla corretta
analisi di tutti i fattori
incidenti e connessi alla
riorganizzazione della rete
potrà scaturire una proposta che
può diventare sintesi condivisa
tra la politica che governa i
processi e le associazioni di
categoria che rappresentano gli
interessi diffusi di una sanità
che ha necessità di
riconquistare efficienza,
produttività e soprattutto
credibilità.
* presidente di FederLab Italia
del
27-10-2009 num.
200
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